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Tuesday, December 6, 2011

PERTEMPO, un nuovo servizio offerto dal Credito Cooperativo per le esigenze di previdenza complementare

Con gli ultimi calcoli sembra che ci si dovrà accontentare del40-60% dello stipendio percepito al momento che andremo in pensione equesta situazione comporterà una sostanziosa diminuzione del redditodisponibile e di conseguenza il nostro stile di vita dovràcambiare. 
La risposta a questo problema è a disposizione di tutti:rivolgersi alla previdenza complementare e sottoscrivere un fondopensione. Questa soluzione ci mette ansia perché è un'incognita perla paura di non riuscire a sostenere negli anni questo onere pervarie ragioni esistenziali: malattie, intervento chirurgico, unincidente ecc.
Ecco che il Credito Cooperativo ha trovato la risposta aqueste domande ed ha messo a disposizione un nuovo servizio che sichiama PERTEMPO e chi aderisce all'offerta può destinare unaparte del proprio reddito al Fondo Pensione Aperto Aureogarantendosi un rendimento integrativo ma nello stesso tempo hala possibilità di scegliere una serie di tutele aggiuntive cheservono a proteggere la salute ed i beni personali in modo dagarantirsi la capacità di sostenere serenamente l'investimentofinanziario/previdenziale.
Chi sceglie PERTEMPO destina una parte del suo reddito alFondo Pensione Aperto Aureo (come già detto) che offre alcunepossibilità: o scegliere un comparto "tranquillo" con unprofilo di rischio basso indicato a chi è vicino alla pensioneoppure, se si è giovani e si vuole rischiare qualcosa di più,scegliere un comparto dove la componente azionaria avrà modo digiocare un ruolo decisivo.
PERTEMPO ci permette anche di scegliere una serie diinterventi aggiuntivi per assicurarci un futuro più sereno come adesempio sul fronte assicurativo offre la possibilità ai clienti delCredito Cooperativo di scegliere varie soluzioni chegarantiscono una rendita minima sull'importo investito o il pagamentodella quota periodica in caso di difficoltà e se non si puòprovvedere per motivi di salute o di  disoccupazione temporanea.
Questo servizio è nato dall'unione del Credito Cooperativoe di altre tre società, Aureo Gestioni, Bcc Vita e BccAssicurazioni.

Italia, fra ricchi e poveri un abisso


L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) fa una fotografia dell’Italia in questo scorcio di terzo millennio e nella pellicola la prima cosa che rimane impressa è la crescente disuguaglianza dei redditi: troppo divario fra ricchi e poveri. E questo non è tutto, dallo studio dell’organizzazione emerge anche che nel nostro Bel Paese si registra anche un preoccupante ritorno alle “caste”.
Pare, infatti, che in tempi di crisi, i romantici matrimoni “d’amore” perdano terreno e lasciano spazio a nozze più “convenienti”. Ci si guarda intorno e si sceglie un partner che abbia un reddito (se non più alto), almeno simile al nostro. Così accade che i professori sposano i professori, i medici convolano a nozze con altri medici e così via. In breve, ricchi e benestanti cercano sempre più loro pari, riducendo, di fatto, la mobilità sociale del matrimonio che diventa uno strumento di polarizzazione del reddito. Va da sé, che questo contribuisce, e non poco, all’incremento del divario fra ricchi e poveri.
Dal rapporto su crisi e disuguaglianze economiche scopriamo che negli ultimi decenni il divario dei redditi è cresciuto a dismisura al punto che l’Italia, tra i trentaquattro Paesi aderenti all'Organizzazione, occupa l'ottavo per il divario dei redditi tra le persone in età lavorativa. E come se ciò non bastasse, si trova addirittura al quinto per l'allargamento del gap tra la metà degli anni 80 fino alla fine del 2000 circa. In parole più semplici, nella nostra Penisola lo stipendio medio del 10% più ricco è circa dieci volte superiore a quello del 10% più povero (49.300 euro contro 4.877). Inoltre, la quota di reddito nazionale complessivo detenuta dall'1% più ricco è passata dal 7 al 10% negli ultimi venti anni.
Sono aumentati i redditi da lavoro autonomo e diminuiti quelli da lavoro dipendente. Ma di questo ci eravamo accorti anche senza essere eruditi dall’Ocse che motiva tale disparità con l’aumento della differenza tra le ore di lavoro dei dipendenti meglio e peggio retribuiti. Infatti, spiega l’organizzazione, dalla metà degli anni ‘80 il numero annuale di ore di lavoro dei lavoratori dipendenti meno pagati è diminuito, passando da 1580 a 1440 ore; anche quello dei lavoratori meglio pagati è diminuito, ma in minor misura, passando da 2170 a 2080 ore.
Insomma, senza tirarla troppo per le lunghe, di là dei numeri e dati statistici, una cosa risulta essere molto chiara: i ricchi, crisi o non crisi, diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più disperati. Questo è l’unico vero dato inconfutabile, se non altro perché lo sperimentiamo ogni giorno sulla nostra pelle.